Settimana amara

by Guglielmo Mastroianni

E' stato chiaramente un infrasettimanale amaro per il Milan. Tutto quello che poteva andare storto, è andato puntualmente storto.
Il martedì di Champions ci consegna un verdetto indiscutibile. Il Milan, così come è strutturato, ha dimostrato di non poter aggredire come ai bei tempi il palcoscenico europeo. Troppi limiti tecnici, paradossalmente. Le stesse peculiarità che lo rendono capolista del campionato italiano, rappresentano, invece, un freno in Europa, dove il sapere trattare il pallone in un certo modo, e ad un certo ritmo (Barcellona docet, aldilà della defaillance di Londra), è requisito fondamentale.
Il centrocampo dei mastini, che in Italia garantisce copertura e protezione, in Europa ci consegna agli avversari, capaci di farci girare a vuoto, e di non farci costruire uno straccio di trama.

Nella partita col Tottenham, siamo stati pericolosi in due sole circostanze, sempre con lo stesso giocatore (per giunta un difensore, Yepes), e su palla inattiva.
La squadra ha dato segnali più confortanti nel secondo tempo, con l'ingresso di Pato al posto di un inconcludente Seedorf, ma ha comunque fatto fatica a costruire gioco. Pesa troppo, in tal senso, l'assenza di Andrea Pirlo, ancora una volta fermato da guai fisici, e il cui rientro è previsto per fine marzo.
Fortunatamente, già da Verona, dovrebbe essere a disposizione Boateng, craque del centrocampo nei mesi di novembre e dicembre. Un'alternativa in più per Allegri, che a questo punto vede anche in campionato il pericoloso approccio alla vetta dell'Inter, capace di vincere nel recupero con la Fiorentina al Franchi.
Vittoria molto casuale per la verità, visto che la squadra del prode Leonardo sembra capace di esprimere gioco per non più di venti/trenta minuti a partita. Ma tant'è, i punti di distacco a questo punto sono diventati 5. Non pochi, ma neanche tanti per permettere sonni tranquilli.

Un'ultima considerazione su Rino Gattuso. Il nostro capitano è stato palesemente provocato da un grande ex, quel Joe Jordan che nei primi ottanta faceva battere i cuori rossoneri in serie B. Ma da uno come lui, che ha vinto tutto lo scibile calcistico, ivi compreso un Mondiale, era ed è lecito attendersi un comportamento più consono alla maglia e alla fascia che indossava.
Per carità, Rino vanta talmente tanti crediti nei confronti dei nostri cuori, che se anche avesse appeso Jordan alla panchina, lo avremmo comunque guardato con affetto.
Ma ha sbagliato di grosso, e pagherà pesantemente. Come ha sempre fatto. Ma per quel che mi riguarda, è sempre Rino Gattuso. Un orgoglio.

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