Somalia 2011
«Abbiamo una colpa cui vorrei rispondere con un silenzio di vergogna. Avverto in modo netto la superiorità morale dei cattolici, nonostante io sia in polemica feroce verso la Chiesa per molti altri aspetti.
La generosità al di fuori della fede la vedo sempre meno, nella nostra epoca i soli valori sono successo e competizione, necessariamente in contrasto con la solida­rietà. Che poi è un termine già di per sé sbagliato.
La vita di dieci milioni di per­sone non è questione di solidarietà ma di diritto assoluto.
Se nego il quale, non è che sono egoista, sono ladro. Ladro di vite, e quindi assassino» (Piero Sansonetti)
 
In Somalia la carestia si tocca con mano.
Più di 3.7 milioni di somali, metà dell'intera popolazione del paese, necessitano di assistenza umanitaria: in alcune aree del Centro-Sud più della metà della popolazione è denutrita e più di un quarto è in condizioni di grave malnutrizione.
Si tratta di più del doppio rispetto alla soglia di emergenza umanitaria e il più alto tasso di malnutrizione a livello mondiale.
Circa un quarto della popolazione somala è rifugiata. La situazione è destinata a peggiorare fino a gennaio 2012.
 
Adesso servono cibo, acqua pulita, servizi igienici, assistenza sanitaria, mezzi di sostentamento, protezione e un luogo in cui potersi rifugiare.
Il conflitto esaspera la situazione, impedendo agli aiuti umanitari di raggiungere la popolazione.
L'impatto della crisi sulla sicurezza alimentare, la nutrizione, la salute e l'educazione è devastante.
 
Se le condizioni legate al commercio del bestiame e dei mezzi di sussistenza non miglioreranno in tempi rapidi, l'insicurezza alimentare è destinata a peggiorare. Si prevede un rapido deterioramento dello stato di nutrizione delle persone nell'arco di un mese. Ogni giorno, nella totale e colpevole indifferenza del nord del mondo, si compie la più feroce delle stragi a danno dei paesi poveri, che contano milioni di morti per fame.
Eventi naturali, come la gravissima carestia che colpisce il corno d'Africa (pare sia la più grave degli ultimi sessant'anni) si sommano, con devastanti effetti, agli interminabili conflitti che insanguinano la zona.
 
Tre milioni di scheletri viventi.
Centinaia di migliaia di zombie assetati in cammino nella speranza di trovar un goccio d’acqua prima che la morte trovi loro. Dietro una scia di oltre diecimila cadaveri, la maggior parte dei quali bambini.
Proprio i bambini sono i più vulnerabili.
Se sei un bambino in Somalia rischi la vita ogni momento.
 
Una tragedia nella tragedia che in occidente, troppo spesso, passa sotto silenzio.
Un silenzio che imbarazza, che pone domande, che a volte fa arrabbiare, magari anche arrossire.
È il silenzio indifferente del mondo laico, dei mass media, della classe politica, di intellettuali, personaggi della cultura e dello spettacolo, tutti pronti a moraleggiare nei talk show e dalle piazze, eppure assenti di fronte alla catastrofe che investe il Corno d’Africa.
 
Dieci milioni di persone stanno morendo. Letteralmente.
Di sete, di fame, di stenti
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