un calcio al presente per il Calcio futuro
Scritto da Massimo Fontana   
Sabato 05 Febbraio 2011

Lunedì è andata in archivio la sessione invernale del calciomercato con le ormai consuete clamorose operazioni concluse sul filo di lana.

Le più eclatanti portano la firma di Roman Abramovich e del suo Chelsea, tornati protagonisti dopo un paio d'anni di latitanza, con gli ingaggi di Fernando Torres prelevato dal Liverpool e, con mio sommo disappunto, di David Luiz per complessivi 83 milioni di euro.
Lo stesso Liverpool, disastrato economicamente, ha reinvestito i milioni incassati dalla cessione di Torres, ma non solo, spendendone una settantina per Carroll e Luis Suarez.

In Italia, limitandoci a dare uno sguardo alle tre grandi storiche, Moratti ha sborsato oltre 25 milioni per fare il mercato promesso (e non mantenuto) a Benitez e poi concesso a Leonardo dopo aver silurato il tecnico spagnolo.
La Juventus ha rimpiazzato l'infortunato Quagliarella con Toni (scelta azzardata sotto tutti i punti di vista) per poi svenarsi all'ultimo secondo utile con la quinta/sesta scelta (Matri, dopo aver inseguito Dzeko, Gila, Pazzini, Huntelaar e chissà chi altri) una volta verificato sulla propria pelle l'azzardo Toni.
Con tutti i prestiti da riscattare a luglio, la Juve ha già sforato il budget per il mercato estivo.
Il Milan che perde i pezzi a centrocampo ingaggia gli olandesi Emanuelson e Van Bommel sull'onda dell'emergenza portando a dieci il numero di elementi a disposizione di Allegri nel reparto mediano e a trentuno il totale dei componenti la rosa.

Alcune squadre escono rivoluzionate dal mercato invernale e risultano irriconoscibili rispetto ad inizio stagione. Gli organici di chi è ancora impegnato in europa non sono totalmente sfruttabili a causa dei regolamenti Uefa che, a differenza di quanto accade nei campionati nazionali, non permettono ad un calciatore di giocare nella stessa competizione con due maglie diverse.
Il fair play finanziario voluto da Platini sembra sempre più una blanda dichiarazione d'intenti che un vero programma in fase di attuazione, e i club europei continuano a tenere comportamenti finanziariamente poco virtuosi.
Le pay tv spadroneggiano imponendo alle federazioni nazionali e internazionali e alle leghe le loro regole, costringendo tutto il movimento a ritmi forsennati e insostenibili a tutti i livelli, tecnico, finanziario, atletico e umano.
Il mondo del Calcio professionistico è lo specchio del mondo più in generale ... un caos totale.
Il carrozzone sta correndo inarrestabile verso il baratro, forse lo si può rallentare, ma uno stop e una inversione di marcia sembrano essere pura utopia.

E allora, utopisticamente, faccio alcune proposte senza la pretesa di dare una soluzione a tutti i problemi e, ancora meno, la speranza o l'illusione che siano prese in considerazione da chi ha in mano i destini di questo ... business, che avrei voluto ancora chiamare sport.

Proposta numero 1: "riduzione di tutti i campionati delle federazioni affiliate all'Uefa ad un massimo di sedici squadre".
Sarà anche banale, ma credo che "meno partite e più allenamenti" sia una ricetta che possa contribuire a ridurre l'enorme quantità di infortuni più o meno gravi che affliggono ogni anno grandi campioni e comprimari, una decisione che migliorerebbe notevolmente anche lo spettacolo.
Giocatori mediamente più riposati, più in forma e ben allenati offrirebbero prestazioni migliori e preserverebbero più facilmente tendini, muscoli e articolazioni da lesioni di varia natura.

Proposta numero 2: "abolizione del mercato invernale e tetto massimo di 25 giocatori tesserabili per ogni società".
Il tetto al numero di giocatori tesserabili è già una norma in vigore nel campionato spagnolo, mentre nelle competizioni europee è il limite di giocatori iscrivibili con, in più, l'aggiunta dell'obbligo di inserire nei 25 un numero crescente anno dopo anno di elementi provenienti dai vivai.
Questa proposta è strettamente legata alla precedente, e i vantaggi, a mio parere, sono evidenti e di varia natura.

Per quanto concerne l'aspetto puramente sportivo, questa norma permetterebbe di preservare l'identità di una squadra per l'intera stagione stimolando anche una certa programmazione da parte dei dirigenti dei club.
Dal punto di vista finanziario, la riduzione dei costi di gestione di una rosa normale rispetto ad una eccessivamente numerosa è altrettanto evidente, così come la riduzione di spesa derivante dall'abolizione della sessione di mercato invernale.
Inoltre il tetto al numero di tesserati "costringerebbe" le società a valorizzare davvero i vivai con un ulteriore vantaggio economico, invece che fare ricorso a ridicole "soluzioni all'italiana" come la riduzione degli extracomunitari tesserabili che non danno alcun impulso ai settori giovanili e riducono la competitività delle squadre italiane nei confronti del resto d'Europa.
Se, per fare un esempio, Quagliarella si infortunasse lo stesso nonostante la riduzione del numero di partite e l'aumento delle ore di allenamento, la Juventus, invece che comperare Toni e Matri e pagare lo stipendio a Quagliarella, Toni e Matri, si vedrebbe costretta a ricorrere agli elementi della primavera dando loro delle opportunità che oggi non hanno.

In questo modo la discriminante che divide le "grandi" dalle "piccole" (non solo in Italia ma in tutta Europa) non sarebbe più solo la potenza economica (spesso solo virtuale), ma un progetto serio sui giovani che diventerebbero una risorsa importante per i club anche dal punto di vista tecnico.Inoltre, come effetto collaterale, la reale valorizzazione dei settori giovanili porterebbe anche ad una riduzione del monte ingaggi e delle odierne astronomiche valutazioni dei giocatori
 

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