LIBERATEVI DI NOI
di Daniele Mantovani

CALCIOSCOMMESSE

Le domeniche nella mia sperduta valle erano tutte uguali.Il paesello offriva fin dai primi anni di coscienza, un incambiale progetto : risveglio, fumetto da sfogliare, odori dalla cucina come tramite al mangiar festoso e "grasso", la Santa Messa ridisegnata, per sopravvivere , in rito pagano e l'attesa condivisa e nervosa del campionato di calcio. Questo portava a superstizioni in cui ognuno dava il peggio di sè. Chi nascosto in casa, chi nel cortile, chi dall'amico del cuore ed i più audaci al bar, dove vittorie e sconfitte moltiplicano per mille gioie e dolori a causa dei lazzi dei nemici.

Era così da sempre ed era il nostro patrimonio di cui saremmo stati gelosi nei secoli, quando la vita ci avrebbe divorato ed anche noi ci saremmo prestati a visitar negozi ed a veder saggi di danza o terribili canti dei figli nella insopportabile illusione che per diventare grandi questo "s'ha da fà !!!".

Anche quella domenica di marzo, anno del Signore 1980 ed ormai ultra ventenni,più o meno stava scorrendo così. Ma tutto sembrava diverso già nel durante. Chi scrive il giorno dopo entrava ufficialmente nel mondo del lavoro (lettera minuscola) col primo grande impiego, in una grande banca, in una grande città. Dentro me l'idea che da mezzanotte diventavo grande... i primi soldi, la prima stima degli adulti, la prima cravatta. Non so se ho intuito che proprio quella cravatta sarebbe, per mia colpa , diventata un cappio, ma verso sera mi prese quella tristezza tipica dell'ultimo giorno di vacanza e per provare a drogare l'aria accesi il tv; l'amico Paolo Valenti, novantesimo minuto... medicina infallibile. Niente calcio, niente gol, niente classifiche ma una pista di atletica, la volante dei carabinieri e la descrizione di una retata che colpiva decine di calciatori , rei di avere scommesso illegalmente ed a volte anche pilotato risultati a perdere per fare soldi. "Calcioscommesse" numero uno ed avviso di garanzia per me e per tutti quelli che , di notte al massimo avevano come incubo maligno, che la squadra avversaria si fosse comprata l'arbitro, ma mai e poi mai che il proprio idolo o anche il più puzzolente degli avversari si fosse venduto o comprato la partita.

Le manette non scattarono per Albertosi, Giordano, Manfredonia, Paolo Rossi, Wilson,Morini ma per noi, con ventanni teorici sulle spalle ma dentro adolescenti ed incuranti. Ci veniva detto, per la prima volta "attenti , per soldi si può far tutto, anche vendere la maglia". Eppure forse non era nemmeno il mio primo avviso di garanzia. Alcuni anni prima, acerbo e speranzoso portiere del "piccolo borgo antico" dove ero stato catapultato nascendo, mi era capitato di assitere alla misera combine che una spregiudicata e ricca squadra aveva inscenato ai danni della nostra piccola squadrina all'epoca di uno storico spareggio per vincere il campionato di seconda categoria e volare nel sogno della prima categoria. Era bastato un elettrodomestico (pare un frigorifero) per addomesticare il nostro portiere che, frettoloso, ne aveva beccati 4 in mezz'ora di partita. Io, portiere della squadra allievi, neanche ci avevo creduto.

Ecco, noi di quella generazione, ventanni allora, cinquanta adesso, neanche ci credavamo. A niente. Per noi il giocatore di pallone non può vendersi la partita. PUNTO...... E con questo logica abbiamo trattato tutti gli argomenti di questo tipo nella nostra vita. Ma si dai, nel caso sopra detto, in fondo, sono solo 10 calciatori e 2 fruttivendoli da strapazzo. Ma si dai , è un giornalista folle e borioso (Oliviero Beha) che inventa che ci siamo comprati con la nazionale campione del Mondo del 1982 la partita con il Camerun. Ma si dai vuoi mai che la camorra riesca per finanziarsi a comprare "il crollo del Napoli" per fare vincere lo scudetto ad altri. Ma si dai vuoi che dirigenti e medici della Juve siano tanto spregiudicati da gonfiare muscoli e cervello di atleti al fine di vincere tanta roba con un fisico che non entra però più nelle divise dell'anno prima . Ed ancora, vuoi mai che una cricca mafiosa ed infangante di una maglia gloriosa riesca a mettere insieme una serie di comportamenti che attraverso arbitri, dirigenti, direttori sportivi, banchieri e delinquenti vari (compresi figli di papà) controlli il cuore malato del campionato (calciopoli, Moggiopoli ... boh ). Infine vuoi mai che ci sia gente che stampa in cantina fidejussioni e passaporti per inscrivere squadre fallite al campionato e truccare date e luoghi di nascita dei calciatori.

No, dentro l'anima di chi, come me, ha ricevuto decine di avvisi di garanzia, sempre , nell'intimo, la stessa risposta. NO, non è vero non si vende e non si compra una partita di calcio. E siamo talmente fatti male e stupidi che mentre diventavamo in teoria adulti, abbiamo provato ad applicare lo stesso concetto alla vita "normale", quella seria. Perchè siamo ancora noi miseri cinquantenni di oggi che quando scoppiò Tangentopoli (inizio anni novanta, quindi trenta e più anni sulla groppa, mica bimbi !!!) non eravamo nemmeno in piazza a lanciare monetine di protesta. No, c'erano i ragazzi dei centri sociali (allora ventenni) ed i nostri papà, già sessant'anni ma incazzati con quella manica di ladri. Noi , 35/40 anni (spesi male) li a guardare, a disquisire ed a ricordare "così fan tutti" (frase dei politici socialisti di allora ma fedelmente fatta nostra). Noi anni dopo a chiedere di intitolare a Bettino Craxi una piazza. Per ora. Fra 10 anni ci prenotiamo per cambiare Piazza Falcone e Borsellino in Piazza Luciano Moggi.

Si, noi siamo quella generazione li. Ed allora quando tornando a casa dopo essermi divorato l'ennesimo giorno inutile della mia vita, ho acceso il video ed ho visto in manette o quasi : Beppe Signori, il signor Ventura Bettarello (250.000 euro della Rai per i suoi commenti, pungentissimi...) , tal Paoloni (conosco solo un'altro al mondo più inabile di lui ad organizzzare una truffa) e la versione moderna di Trinca e Cruciani del 1980 (ovviamente un commercialista e qualche studio di avvocati), mi sono seduto sul divano come feci in quella piovosa e triste domenica di marzo di trent'anni fa. Allora la mamma mi allungò una cedrata, oggi ho preso fuori dalla vetrinetta un pò di gin, un pò di campari ed un pò di ghiaccio. Bevuto senza pausa ed annoiato "Tutta una cazzata". Ovvio. Tutto come allora. Tutto sempre come allora. Perchè noi sappiamo vivere solo così. Noi che nelle nostre case annoiamo i nostri figli con ricordi selezionati per sembrare forti, noi che ai nostri eredi consegniamo Brunetta (4 milioni di euro dichiarati nel 2010 che insulta una ragazzina che prova fare una domanda partendo dal lavoro e non dal bunga bunga). Noi che quando le verità non ci piacciono , figli della Lupa e cinquantanni circa di vita finta, con la giacca intonata alla camicia, cambiamo canale

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