L'eroe di Salonicco

 

vecchiUna storia lunga e prestigiosa come quella del Milan è stata costellata dalle gesta di autentici fuoriclasse e di molti campioni, ed inevitabilmente è passata attraverso le prodezze di alcuni dei suoi portieri. All’interno di questa storia, per il ruolo che occupano, a differenza degli “uomini di movimento”, essi acquistano l’immortalità grazie a delle prestazioni quasi sempre definite “eroiche”. Così Fabio Cudicini una notte di Maggio del 1969 divenne “l’eroe di Manchester” per aver salvato il Milan nella semifinale di ritorno di quella Coppa dei Campioni che avrebbe poi vinto a Madrid contro l’Ajax, Sebastiano Rossi divenne per tutti “l’eroe di Brema” per la serie di miracoli compiuti in terra tedesca che si sarebbero rivelati decisivi nel percorso che avrebbe portato alla conquista della Champions League del 1994 contro il Barcellona ad Atene, Nelson Dida divenne “l’eroe di Manchester “ (anche lui, come il Ragno Nero) nella finale del 2003 contro la Juventus quando neutralizzò tre rigori su cinque degli avversari ergendosi ad assoluto protagonista di quel trionfo. In questa galleria ne manca uno, ed è quello che per tutti i tifosi del Milan si conquistò il soprannome di “eroe di Salonicco”, e cioè William Vecchi, estremo difensore a cui si deve assolutamente ascrivere la conquista della Coppa delle Coppe del 1973 nella finale greca contro gli inglesi del Leeds.

Nonostante provenga dalle giovanili rossonere, e nonostante abbia militato per ben sette stagioni nella rosa della prima squadra, William Vecchi si è ritagliato uno spazio inferiore rispetto a quello che avrebbe meritato (in totale solo 71 presenze ufficiali), pagando a lungo la presenza ingombrante del grande Fabio Cudicini. Addirittura per diversi anni dovette anche mettersi in concorrenza per il ruolo di secondo con Pierangelo Belli, altro giovane su cui la dirigenza contava molto. Vecchi come portiere era l’esatto contrario di Cudicini: alto e lineare il Ragno Nero, basso e dinamico il reggiano. William era molto reattivo, dalle grandi doti acrobatiche che lo rendevano spesso spettacolare nei suoi interventi, e comunque bravo nelle uscite a dispetto della stazza. Per ben 5 stagioni dovette rassegnarsi a fare il secondo di Cudicini, accontentandosi di mettere insieme poche presenze (che gli sono comunque servite per potersi costruire un palmares niente male).

La grande occasione gli si presentò nella stagione 1972/1973, quando la partenza di Cudicini gli diede l’occasione di diventare titolare. Nonostante l’alternarsi con Belli, nel momento decisivo della stagione Nereo Rocco decise di affidare a William le chiavi della porta rossonera. Lui l’occasione la colse al volo, e rischiò di mettere in fila un filotto straordinario, storico ed irripetibile, se non fosse per un piccolo particolare che gli macchiò l’impresa, la Fatal Verona. Prendendo spunto dal titolo di un film, il buon William stava per vivere “un mese da Dio”, che gli concentrò nel breve volgere di tempo quello che ogni calciatore sogna per una carriera, e soprattutto lo visse da grande protagonista.

Il trittico ha inizio a Salonicco la sera del 16 maggio 1973: il Milan sfida nella finale di Coppa delle Coppe (trofeo all’epoca dall’ottimo prestigio) gli inglesi del Leeds. Una gran punizione di Chiarugi dopo 3’ indirizza subito la gara dalla parte dei rossoneri, ma quella che sembra una partita in discesa da lì a poco si trasforma in una specie di incubo. Sotto una pioggia battente che rende le condizioni ancora più da battaglia, comincia un autentico assedio da parte degli inglesi. Soverchiati sul piano dell’agonismo e della forza fisica, gli uomini di Rocco non riescono più a passare il centrocampo e sembrano più volte sul punto di crollare. Ma qui William Vecchi costruisce la sua serata perfetta, respingendo incredibilmente tutti gli attacchi degli avversari. Una serie di interventi al limite del miracoloso del proprio portiere permetteranno al Milan di conquistare per la seconda volta nella sua storia l’ambito trofeo.

Nasce ufficialmente per tutti “l’Eroe di Salonicco”. La sofferenza patita rende la conquista più bella, ma la grande fatica profusa avrà di lì a poco degli effetti devastanti. Infatti, dopo tre giorni, il Milan è chiamato a difendere nell’ultima giornata di campionato il punto di vantaggio sulle inseguitrici (Juventus e Lazio) per cucirsi finalmente sulla maglia l’agognata Stella. Si gioca al Bentegodi di Verona contro un avversario ormai salvo. L’entusiasmo è tanto, ma la squadra è a pezzi. William Vecchi vede incredibilmente spuntare davanti a sé gli avversari gialloblù da tutte le parti, e stavolta neanche lui può farci nulla. Dopo mezz’ora il Milan è già sotto di tre gol, ed alla fine subisce il 5-3 che rende per i tifosi milanisti la città di Romeo e Giulietta per sempre “Fatale”. Lo scudetto lo vince ad un minuto dalla fine la Juventus con un gol di Cuccureddu all’Olimpico di Roma (la Lazio nel finale perde a Napoli), e per il Milan è una mazzata tremenda da cui ci vorrà del tempo per riprendersi (esattamente sei anni).

Dopo quella delusione tutti i giocatori avrebbero voluto finire la stagione, ma una settimana dopo c’era ancora da disputare la fase finale della Coppa Italia. Chi si aspetta un tracollo non ha però fatto i conti con l’orgoglio della squadra milanista: il Milan vince alla grande il suo girone di semifinale (contro Atalanta, Napoli e Cagliari) e conquista la finale unica da giocare all’Olimpico. Il destino offre al Milan una rivincita, dal momento che l’avversario della sfida decisiva è proprio la Juventus. Nessuno vuole perdere e la gara vive sul filo dell’equilibrio: al gol di Bettega al 15’ risponde un rigore di Benetti al 50’. Ed allora William Vecchi decide che ancora una volta è lui a dover risolvere la questione. Finisce 1-1 e si va ai rigori, e qui è un monologo del numero 1 rossonero che neutralizza i tiri di Anastasi e Bettega , costringe all’errore Spinosi e consegna un altro trofeo alla bacheca di via Turati.

La stagione successiva Vecchi la disputa ancora da titolare, ma nonostante il guizzo della vittoria in Coppa Italia, la mazzata di Verona ha lasciato degli strascichi evidenti. Il Milan perde tutti i trofei a disposizione e chiude il campionato con un deludente settimo posto. Si chiude un’epoca, ed il 26enne Vecchi viene scambiato col Cagliari con il più esperto Albertosi. Anche a causa di un infortunio, l’avventura isolana non sarà delle migliori, e dopo due stagioni passa al Como. Coi lariani resta per cinque stagioni, conoscendo l’onta della serie C ma ritrovando anche il paradiso della serie A (nel 1980). Le avventure a Ferrara e Modena chiudono la sua carriera agonistica. La sua serietà e le sue competenze gli hanno permesso in seguito di diventare un grande preparatore dei portieri: dopo aver lanciato Buffon a Parma, è stato uno dei componenti del vincente staff tecnico del Milan di Ancelotti, portando Nelson Dida ad essere per almeno un paio d’anni il miglior portiere del mondo.

 
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